Durante il Collegio dei docenti del 2 ottobre 2025, è stato presentato il seguente documento, approvato con il voto favorevole di 107 insegnanti su 108, da tutto il personale Ata e dal dirigente scolastico, Alberto Ciampi.
«Come insegnanti, come educatori, come donne e uomini, sentiamo il dovere di non restare indifferenti di fronte allo sterminio in atto in Palestina.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi, ogni giorno sono morti in media 28 bambini: una classe. È come se, nell’arco di poco più di un mese, tutti i nostri alunni e le nostre alunne venissero uccisi e dimenticati.
Questa immagine, così concreta e vicina, ci impone di prendere parola.
Nella scuola siamo abituati a parlare con i nostri studenti degli orrori da cui rifuggire e dei valori cui ispirarsi. Lo facciamo attraverso progetti, giornate dedicate, film, libri, ma anche durante le lezioni quotidiane. Ricordiamo con i ragazzi le stragi degli innocenti, le ingiustizie, le carestie, i conflitti e i genocidi che hanno segnato l’umanità. Lo facciamo per trasmettere valori, perché la conoscenza sia una difesa e la memoria una guida. Ma oggi non si tratta solo di ricordare il passato: è la realtà davanti ai nostri occhi a essere maestra. Come possiamo guardare altrove?
Dall’inizio del conflitto, sono stati uccisi almeno 18.000 bambini palestinesi. È accaduto nel silenzio quasi totale del mondo.
Rifiutiamo di renderci complici di questo silenzio. Crediamo, invece, che ad alunni e alunne di tutte le età si debba parlare ora più che mai dei principi sanciti dalla nostra Costituzione: pace e rispetto dei diritti umani, trovando i modi e i linguaggi giusti.
Non sono troppo piccoli per sviluppare empatia e coscienza civile: erano piuttosto troppo piccoli per morire i loro coetanei palestinesi.
Tra pochi anni i nostri alunni ci chiederanno: “Come è stato possibile? Cosa facevate mentre tutto questo accadeva in mondovisione?” Non vogliamo trovarci costretti a rispondere con imbarazzo o silenzi colpevoli. Non vogliamo condannarci a rincorrere per sempre un’insegna vuota punti da vespe, come gli ignavi danteschi. Vogliamo invece che sappiano che siamo stati di parte: dalla parte dei civili innocenti.
Affermare che è in corso un genocidio e condannarlo non è un gesto politico, né tanto meno un atto antisemita. È un atto di umanità. È la naturale reazione di chi non si rassegna davanti a corpi scheletriti, a famiglie affamate e annientate, a bambini uccisi mentre aspettano di ricevere pane o acqua. È un dovere morale che molti intellettuali ebrei stessi, nel corso della storia, hanno riconosciuto come necessario per non ripetere l’errore di “chiudere entrambi gli occhi”. Giacomo Debenedetti, già nel 1944, ammoniva: “I vivi, che non capirono e non capiscono il perché della persecuzione, è giusto che si allarmino oggi di un’indulgenza altrettanto regalata. Questo di chiudere tutti e due gli occhi, di creare eccezioni a vantaggio degli ebrei, non è un modo di riparare dei torti”.
Noi ci riconosciamo in queste parole e dichiariamo, come comunità scolastica, la nostra solidarietà e vicinanza al popolo palestinese e a tutte le vittime innocenti della guerra.
Condanniamo il genocidio in corso a Gaza.
Chiediamo il cessate il fuoco e un impegno concreto della Politica, affinché si raggiunga una pace duratura.
Riaffermiamo l’impegno a essere nella scuola testimoni di pace, di giustizia, di rispetto dei diritti fondamentali e a promuovere iniziative di sensibilizzazione e supporto ai civili.
È questo il compito educativo che sentiamo oggi più urgente: non restare neutrali di fronte alla violenza, ma scegliere la parte dell’umanità.»
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